© Luigi Farina

STRUTTURE MODULARI




[...] La pensile scatola della soffitta (ma un gradino a scendere avverte di abbassare la testa) è stipata di scatole colme di legni (tessere, aste, bacchette) ordinati secondo quantità e specie (l’occhio, il tatto, l’odorato, il gusto perfino essendo convocati a saggiare - del legno - pelle polpa fibra).
Così, nuovamente tastati, i “moduli” meno risultano esito - e principio - di un processo astrattivo che momento di una laboriosa pratica di adeguamento della figura vegetale alla figura umana (unghia, falange, palmo, braccio...), al punto che non è improbabile riconoscere negli assestati accumuli una specie di microforesta a misura di spazio urbano [...]



Pino Mantovani




[...] La bacchetta costituisce entità, presenza nella forma più volgare, diffusa. La bacchetta, il legno, è unità è misura, scansione della crescita; viene fatta girare tra le mani con innocenza da Farina, osservata.
Ha quattro facce, due teste, sempre diverse l’una dall’altra per venatura, per grana tessitura colore porosità politezza, natura varia molteplice risolta a unico modello, la bacchetta a sezione quadrata.
La faccia è unità segnica all’interno del segno costruttivo bacchetta, ma è questa che consente l’esistenza svelata della faccia; ma è la faccia che consente la combinazione,l’espressione, l’aver rapporti della bacchetta di cui è faccia con altre facce di altre bacchette. [...]
[...] I segni sviluppano figure che guadagnano lo spazio secondo modalità avvolgenti, la figura originaria fatta di un rapporto ortogonale non è più avvertita e l’opera (riappropriata) si risolve liberamente nello svelamento di sé.
Il dato originario culturale sistematico, tecnologico - perché queste opere nascono dal vaglio di centinaia di altre, da un magazzino minuziosamente codificato - è superato; la natura impositiva limitatrice della codificazione è cambiata di segno.
Il codice e i segni del codice allora non sono più vincolo, ma sistema di trasgressioni da ciò che è detto sentito risaputo, questo codice è istituzione liberatoria.
L’esigenza di libertà fà di queste opere l’esercizio di un gioco e del codice che le istruisce le regole del gioco.
Ma se queste sono gioco e il gioco è modalità necessaria alla vita libera, queste opere fanno della vita ritorno all’esistenza libera di una condizione originaria, naturale.



Alberto Gino



STRUTTURE_MODULARI.html
STRUTTURE_MODULARI.html